Il presidente e la cooperazione

Marco Consolo – 20/12/1997

Il presidente Scalfaro ha ragione. È necessaria una riforma della cooperazione internazionale e della sua intera concezione. Da tempo ci battiamo perché si rompano le due commistioni principali del cosiddetto Aiuto Pubblico allo Sviluppo: con le politiche commerciali e con quelle militari. Due punti irrinunciabili, anche in base alle indagini di “mani pulite”. Fa bene Scalfaro a parlare di “necessaria trasparenza” ma ciò implica una pulizia nel settore (Farnesina, Tesoro, Sace), creando altresì un “fondo unico” per tutti gli stanziamenti. Perché le popolazioni non siano “taglieggiate” si riveda lo strangolamento provocato dal debito estero in sede di Club di Parigi, e perché no, alcuni stipendi da capogiro delle alte sfere della Farnesina. Su un punto, però, dissentiamo da Scalfaro: non si tratta di opera meritoria da chiunque e comunque sia realizzata»: la cooperazione non è neutrale, anche se strumentalmente ammantata di “umanitaria” ma un terreno di scontro tra interessi contrapposti, che hanno paralizzato la decisione del governo. Scalfaro richiama il governo al suo dovere legislativo. Lo abbiamo fatto anche noi, di fronte allo scontro tra poteri forti. Bisogna passare ai fatti, iniziando subito l’iter parlamentare della riforma. Per primi abbiamo presentato una proposta di legge. Ma parallelamente é vitale che chi ha operato nella società sia in questa battaglia: associazionismo di solidarietà, Enti Locali, missionari, forze sindacali, Centri sociali, Commercio Equo e Solidale. La “cooperazione decentrata” è già un terreno di vertenzialità per questi soggetti. Noi ci batteremo perché prevalgono le ragioni dei poveri del pianeta e non quelle dei mercanti internazionali. Non é solo una scelta etica, pur imprescindibile. Contro la globalizzazione capitalistica, occorre rafforzare la mondializzazione dei diritti. Una proposta concreta: la creazione di lavoro sia un parametro per lo “sviluppo” nelle periferie del mondo.