Il Venezuela non è un pranzo di gala

di Marco Consolo

Lo scrittore uruguayano, Eduardo Galeano, lo chiamava il mondo al rovescio. E di questo si tratta. La rappresentazione mediatica del Venezuela bolivariano è un manuale della guerra asimmetrica e di terrorismo, armato e psicologico. La narrativa internazionale dominante parla di una feroce dittatura, di un governo che imbavaglia i media, che reprime a destra e a manca e provoca morti, che affama la popolazione ed è responsabile della scarsezza dei beni di prima necessità e medicinali, che opprime e di cui bisogna liberarsi al più presto.

È il mondo al rovescio, appunto.

Gli asini volano, gli uccelli sparano ai fucili, e le renne prendono le redini della slitta con Babbo Natale per il prossimo tour. In Venezuela, i padroni e la ristretta cerchia degli importatori senza scrupoli imboscano i prodotti e fanno mercato nero, ma la colpa è del governo affamatore. I “manifestanti pacifici” (ben armati ed addestrati dai paramilitari colombiani) uccidono un poliziotto o qualche civile, bruciano asili-nido, fanno sabotaggio, ma si tratta di un atto di “legittima difesa”. I veri golpisti (del 2002 e non solo) accusano di dittatore il legittimo Presidente costituzionale Maduro. Sono gli stessi che, con i primi decreti del golpe, avevano abolito la costituzione. Oggi se ne fanno scudo, senza averla né aperta, né capita davvero, un po’ come con la bibbia di cui si dicono ardenti seguaci.

Gli assassini sono mascherati e rappresentati mediaticamente come colombe. I “good boys” sono fedeli all’insegnamento di Goebbels, il ministro della propaganda hitleriana: “La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità…. Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.

Fake news, le post-verità. Travestita da giornalismo indipendente ed obiettivo, l’industria del falso è al servizio della guerra. Il tam-tam virtuale della propaganda di guerra galoppa negli algoritmi dei latifondi mediatici, soffia sul fuoco di una lotta di classe che si acutizza, ed è materia incandescente.

Risultati immagini per VIOLENCIA EN VENEZUELA

L’ultimo braccio di ferro

L’ultimo braccio di ferro tra i contendenti, c’è stato lo scorso 19 e 20 aprile ed entrambi hanno raggiunto i loro obiettivi minimi.

Il “chavismo” ha dato una nuova e potente dimostrazione della sua capacità di mobilitare ed organizzare, nonostante i mille problemi quotidiani che affronta la sua base sociale.

Gli avvoltoi della destra hanno cercato (e trovato) i morti a tutti i costi (da fare o da farsi fare con cecchini compiacenti, come nel golpe del 2002): servono per dare una immagine di un Paese sull’orlo del baratro, dell’ingovernabilità, del caos, e a farla coincidere con quella che gli spin doctors dei mass-media stanno disegnando dall’estero, con l’idea di riscaldare l’ambiente per l’ingerenza esterna, già pienamente operativa.

Nei due giorni di mobilitazione, nonostante gli sforzi, l’opposizione non è riuscita a dare la “spallata finale”. Il golpismo ha bisogno di una ulteriore escalation su vari fronti.

Sul fronte di massa, deve mantenere un’attività di piazza abbastanza forte e prolungata da presentare al mondo un quadro “ucraino”, ma ancora non ci siamo.

L’opposizione rischia un errore che può costarle caro. A differenza del gennaio 2002, quando iniziarono ad accumulare forze per dare il golpe dell’11 aprile (con l’appoggio statunitense e di diversi governi europei), oggi sono ben lontani dal riuscire a mobilitare i numeri su cui contavano nei mesi di preparazione del golpe di aprile. Perché ? L’opposizione ha un grave problema, che non aveva nel 2002: è divisa al suo interno, senza unità di criteri tattici e senza il controllo di massa del passato.  La destra “criolla” venezuelana (obbligata a stare insieme) è litigiosa per natura e questo gli impedisce di avanzare con una strategia solida.

Allo stesso tempo, la presenza di settori violenti e fascisti all’interno della Mesa de Unidad Democratica (MUD), e che spesso ne dettano l’agenda, non favorisce certo l’accumulazione di una massa critica sufficiente a mettere in scacco il governo. Viceversa, questi settori si stanno logorando in una tattica “foquista”, che disperde le forze e non può prolungarsi all’infinito, anche se i dollari non mancano e si può reclutare la criminalità organizzata, come già sta avvenendo.

Risultati immagini per VIOLENCIA EN VENEZUELA

Insieme alla mobilitazione di piazza, la destra cerca di dividere le Forze Armate, incitandole a ribellarsi, senza che fino ad ora si vedano risultati, neanche parziali. Ma la cospirazione continua e sperano di poter comprare qualche alto ufficiale, come nel passato.

In questa fase, la destra ripete l’appello agli Stati Uniti a intervenire militarmente (cosa che in Italia, negli Stati Uniti o in qualsiasi paese occidentale sarebbe punito minimo con il carcere, per complicità con una potenza straniera e tradimento alla Patria) e sembra dipendere da decisioni esterne. Ma la probabilità immediata di un intervento militare esterno non è chiara, anche perché l’imperialismo sa che in Venezuela incontrerebbe una dura resistenza. Donald Trump, moderno dott. Stranamore, non crede nel “soft power” di Obama ed ha già attizzato il fuoco con i bombardamenti in Siria e Afghanistan. Ma in Venezuela non si tratta solo di lanciare una batteria di missili o una superbomba a migliaia di chilometri di distanza.

La dissuasione “chavista”

La scommessa sul dialogo politico tra il governo e la MUD, con l’appoggio di Papa Francesco e di alcuni ex-presidenti non è ancora persa del tutto, anche se la pace sembra ancora lontana.

Ma con questi venti di guerra, il messaggio dissuasivo che il “chavismo” invia alle piazze e al mondo, è il suo rafforzamento militare e l’organizzazione della Milizia popolare (il governo parla di 500.000 miliziani).

La Ministra degli Esteri colombiana, María Ángela Holguín, ne ha parlato “preoccupata” con il Segretario Generale dell’ ONU e la Corte Internazionale dei Diritti Umani si è espressa nella stessa direzione. Ma non c’è da meravigliarsi per gli attacchi contro la Milizia, che vengono sia da dentro, che da fuori del Paese. Non c’è cosa che preoccupi di più lor signori e gli oligarchi, di un popolo ribelle ed in armi.

Risultati immagini per MILICIA BOLIVARIANA

Oltre alla mobilitazione della Milizia, la prova di forza della piazza si somma ai fattori di dissuasione del processo bolivariano, nei confronti di minacce esterne di intervento. Il ““chavismo”” può contare sulla gran parte delle Forze Armate, nonché su di una forza miliziana con il morale alto, disposta a combattere e che potrebbe crescere in un momento critico. Come spesso ricordava il Comandante Chavez, è una importante differenza col Cile di Allende del 1973. Per il resto, il Venezuela di oggi è la fotocopia modernizzata di quella spirale che portò al golpe cileno.

Il “chavismo” non ha altra alternativa che mantenere presenza nelle piazze e disputarle alla destra. Ma non c’è dubbio che, tra i talloni d’Achille, vi sono la situazione economica e la mancata diversificazione dell’economia, che pesano come un macigno sul processo bolivariano. Inutile nascondersi dietro un dito.

La destra in un vicolo cieco

La destra, da parte sua, punta sull’ingovernabilità mentre continua a costruire lo scenario internazionale, tappeto su cui far marciare le truppe di intervento in un ipotetico futuro. Siano esse armate, uni-laterali, multi-laterali, mercenarie, paramilitari, diplomatiche o qualsiasi tra le diverse opzioni che l’imperialismo ed i suoi alleati hanno utilizzato nella storia. La Casabianca non scarta nessuna possibilità, dopo aver dichiarato il Venezuela “una minaccia inusuale e straordinaria alla sua sicurezza”.

Sul fronte diplomatico, l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha rinverdito i suoi fasti golpisti da “ministero delle colonie” di Washington, grazie al suo Segretario Generale, l’uruguaiano Luis Almagro. Non perde occasione per alzare l’asticella della provocazione, anche con veri e propri golpe all’interno dell’OEA, che ne evidenziano la pratica e la volontà golpista.  Colpito da una preoccupante sindrome ossessiva contro il Venezuela, Almagro è la cerniera tra i voleri di Washington ed i governi della destra continentale.

Solo negli ultimi giorni ci sono stati prese di posizione “contro la repressione” del Perù e del Costa Rica, ed una nuova dichiarazione di “preoccupazione” del Dipartimento di Stato. Dal canto loro, i cosiddetti governi di centro-sinistra (Cile ed Uruguay, ma anche quello italiano) seguono le stesse direttive dell’impero, alleandosi con la destra cavernicola e sperando in futuri dividendi politici.

Qualche giorno fa, da Bogotá, El Tiempo (della famiglia del Presidente Santos) si è occupato di Venezuela in un suo velenoso editoriale: “È da tempo che le linee rosse hanno iniziato ad incrociarsi pericolosamente in Venezuela. Ma quello che è accaduto questo 19 aprile, quando Nicolás Maduro ha represso ancora una volta brutalmente le proteste contro il suo governo di migliaia di persone a Caracas ed altre città del Paese, e ha liberato i suoi gruppi paramilitari conosciuti come i ‘colectivos’, per fare attaccare e intimidire la popolazione inerme, passerà alla storia come il giorno in cui il governo ha perso il senno, per porsi in un punto di non ritorno. La dittatura è caduta addosso ai Venezuelani”.

Il mondo al rovescio, appunto, con la destra reazionaria colombiana che pretende di dare lezioni di rispetto dei diritti umani. Un Paese dove si è consumata (e si consuma) una guerra civile da più di mezzo secolo, dove la repressione ed i troppi massacri hanno costretto l’opposizione a prendere le armi e trasformarsi in guerriglia per non farsi semplicemente sterminare. Dove la violenza è stata storicamente lo strumento per l’accumulazione originaria e la guerra ha prodotto più di 6 milioni di sfollati. Dove, secondo la Defensoria del pueblo, negli ultimi 14 mesi sono stati assassinati 120 difensori dei diritti umani, e ci sono stati 33 attentati contro dirigenti sociali. Dove traballa il processo di pace con le FARC, visto che il governo non rispetta gli accordi di pace. Da dove solo nel 2017, sono scappati circa 30.000 colombiani verso la “dittatura” del Venezuela, che si aggiungono ai 5,6 milioni già nel Paese.

Sul versante dell’impero, l’attacco è affidato al New York Times: “Nei giorni scorsi, il Presidente del Venezuela Nicolás Maduro ha ordinato di disperdere le moltitudini di manifestanti che protestano nel suo paese, con una pioggia di proiettili di gomma e gas lacrimogeni che gli agenti delle forze di sicurezza tiravano dagli elicotteri. Il governo ha anche utilizzato miliziani vestiti da civili per disanimare i manifestanti con l’obiettivo di farli desistere dal protestare nelle strade”. L’immaginazione al/del potere.

L’editoriale del NYT mette a nudo (e sotto tutela) le divisioni della destra: “… il governo di Maduro ha avuto un successo considerevole in altri momenti di agitazione… Ma questa volta, potrebbe essere diverso, se i gruppi oppositori si mettono d’accordo su una lista di obiettivi concreti e stabiliscono una strategia chiara per affrontare i problemi del Paese con l’aiuto della comunità internazionale”. Il NYT conosce bene i suoi polli, o meglio i suoi “troppi galli nel pollaio”. Sono litigiosi, non si mettono d’accordo, e sono tutti a carico del contribuente statunitense, senza risultati alla vista. È il problema principale e storico dell’opposizione e per risolverlo non sono serviti né i dollari, né i consigli degli abbondanti “consiglieri” di Washington.

Fa capolino ancora il fantasma della violenza e su questo cammino non c’è più ritorno. La destra è in un vicolo cieco: non gli interessa né il referendum revocatorio, né convocare elezioni, né tantomeno sanare l’illegalità dell’attuale Parlamento (con deputati dell’opposizione eletti grazie ai brogli). Il suo obiettivo è creare un conflitto che la porti alla presa del potere, al di fuori della costituzione e delle attuali leggi. Perché in uno Stato di diritto non può privatizzare PdVSA, l’impresa petrolifera di Stato, non può cancellare i contratti che creano imprese miste con la Russia, la Cina, l’Iran, Cuba, etc., né tornare ai “bei tempi”, in cui le multinazionali statunitensi pagavano la ridicola cifra dell’1% in royalties petrolifere.

Per far questo, nel 2002, il decreto golpista del Presidente della Confindustria locale, Pedro Carmona (ribattezzato popolarmente “Pedro il breve”, per la durata di poche ore del golpe) puntava proprio a quello: abolire la Costituzione e tutti i poteri istituzionali. Gli attuali dirigenti della destra vendepatria cercano di assaltare la diligenza, per poi ricevere le cospicue tangenti che le multinazionali del petrolio sono disposte a pagare per controllare PdVSA e la Fascia Petrolifera dell’Orinoco (con le più grandi riserve mondiali provate), e infine godersi la pensione in qualche Paese del “primo mondo”. Meglio se a Miami, dove sono di casa.

Fino a dove potranno arrivare senza ottenere rapidamente i risultati sperati ? Per ottenere questo, bisogna sbarazzarsi della Costituzione, delle leggi, del governo, del Tribunale Supremo di Giustizia, della Procura della Repubblica, etc. Al momento, l’unica maniera di riuscirci è attraverso un governo fantoccio nominato dopo una invasione.

Con visione profetica, el libertador Simón Bolívar sosteneva già nell’agosto del 1829[1] che “…gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a piagare l’America di miseria in nome della libertà”.

 

 

[1] http://www.archivodellibertador.gob.ve/escritos/buscador/spip.php?article3309

Documento 2083, de una copia de letra de Urdaneta, O.C.B., carta del Libertador SIMÓN BOLÍVAR al coronel Patricio Campbell, fechada en Guayaquil, 5 de Agosto de 1829, dandole gracias por sus buenos sentimientos y le anuncia su renuncia al mando supremo en el proximo congreso constituyente.

 

6 thoughts on “Il Venezuela non è un pranzo di gala

  1. La situazione venezuelana è drammatica ed è ormai chiaro che la destra ha un attegiamento golpista ed eversivo. Il problema èiù grosso, qui in Italia ed in tutta Europa, è che – a parte i pregevoli articoli di Geraldina Colotti sul Manifesto (e a qualche blanda testimonianza in Rai-Radio3), non si riesce a far filtrare se non l’informazione totalmente schierata con le destre.
    Non si chiede a nessuno di schierarsi a tutti i costi con Maduro, ma almeno sarebbe già importante che lla stampa “liberal” nostrana non presentasse gli eversivi e i golpisti come i combattenti per la democrazia.
    Detto questo, tuttavia, va aggiunto che le torsioni autoritarie sono sempre deprecabili, e che il governo bolivariano non può non tenere conto del fatto che alle ultime legislative gran parte della popolazione gli ha voltato le spalle. E’ una discussione che dobbiamo aver ben presente a sinistra, per non regalare alla destra e ai filo-golpisti il monopolio del diritto di critica.

    • Caro Pippo
      grazie per i tuoi commenti. La situazione è estremamente delicata e considero francamente irresponsabile l’atteggiamento dell’opposizione che continua a gettare benzina sul fuoco. Nella logica del “tanto peggio, tanto meglio” cerca di provocare morti e feriti, lisciando il pelo al rischio di uno scontro di più vaste proporzioni.
      Per il resto, come scrivo sotto “… non credo che il Venezuela bolivariano sia il paradiso in terra, nè la società perfetta. Sui limiti, gli errori interni ed esterni, i rischi di autoritarismo, gli opportunismi dentro al processo, c’è molto da riflettere, criticare e correggere. Ma per quanto mi riguarda, non sarò mai a fianco della reazione che vuole tornare a comandare ed a fare il bello e cattivo tempo nella “Venezuela saudita” dei bei tempi passati. Per capirci quelli del Caracazo e delle migliaia di morti senza nome.
      Chavez parlava della necessità delle 3 R (Revisione, rettifica, reimpulso) per dare “un golpe de timòn” e raddrizzare la barca.
      Personalmente continuo a pensarla così”.

      Un abbraccio

      Marco

  2. Carissimo Marco, apro il mio commento presentandomi, mi chiamo Lorenzo Perissinotto, sono nato a Venezia il 04/11/1969, sindacalista della CGIL fino al 2009, anno in cui ho lasciato l’ENI, (dove rivestivo il carico di R.S.U. regolarmente eletto dai colleghi e quello di Responsabile della Sicurezza dei Lavoratori R.S.L., iscritto dai 18 anni nel PCI e poi in Rifondazione Comunista) per andare a sposarmi in Venezuela con una donna di cui mi sono innamorato. Adesso il mio commento: mi piace il tuo stile rappresentativo delle verità alterne e ciononostante credo ci siano solo due motivazioni per quello che scrivi. HO TI HANNO PAGATO PER FARLO OPPURE PARLI DI UN ARGOMENTO CHE NON CONOSCI. In entrambi i casi stai facendo un danno gravissimo all’informazione. Io qui non voglio discutere con te o con altri di ciò che è corretto oppure no, voglio solo richiamare l’attenzione di un COMPAGNO che spero abbia solo perso di vista l’obbiettivo finale: LA GIUSTIZIA. E credimi, la tua interpretazione dei fatti non solo non aiuta, OFFENDE. Io vivo qui dal 10/08/2009, e potrei farti avere una quantità di video da far rabbrividire. I fatti sempre possono essere manipolati, ti prego di non essere tu uno degli artefici di tale manipolazione. Qui la gente muore davvero, non sono notizie di cronaca nera, qui Los Colectivos (bande armate di motociclisti) esistono davvero e sono sovvenzionati dal governo. Qui i bambini muoiono di stenti e mancanza di medicine, te lo dice uno che ha adottato una bambina che stava in una struttura pubblica da oltre un anno e mezzo, qui la gente fa la fame perché il salario non è sufficiente a combattere l’inflazione. Ti invito a venire qui da noi, vivere qui per due mesi, e poi potrai scrivere il tuo seguente articolo. VIENI, SARAI MIO GRADITISSIMO OSPITE. Ti farò vedere le bellezze di cui hai scritto e scrivi, ti insegnerò la perfezione della Costituzione Venezuelana e l’inadempienza costante e continua da parta delle cosiddette FORZE dell’Ordine di questo paese. Vieni Marco, e dimostrami che non ti stanno pagando per scrivere quello che scrivi, ma semplicemente che ti sei fatto forviare come tanti altri dalla stampa propagandistica, e che tu non ne sei ARTEFICE. Lorenzo Perissinotto, Maracaibo, 03/05/2017.

    • Caro Lorenzo
      innanzitutto grazie per il tuo commento, che, a quanto mi dici, viene da un ex iscritto al PCI e poi al PRC.
      Dovrò deluderti sulle tue affermazioni: nessuno mi paga per scrivere quello che penso, ed ho una conoscenza diretta del Venezuela, dove sono stato una decina di volte, per periodi più o meno lunghi. Non mi faccio fuorviare da niente e da nessuno, e lungi da me la volontà di offendere. Più semplicemente abbiamo un punto di vista diverso della realtà.
      Quindi, lasciando da parte le tue offese, entriamo nel merito dell’interpretazione che si da ai fatti. Fatti che hanno la testa dura.

      Per tua informazione, (visto che vivi in Venezuela e non so se hai frequente accesso a internet), la stragrande maggioranza dei mass-media internazionali (i latifondi mediatici) sta dalla parte dell’opposizione al governo bolivariano. Quelli sì sono giornalisti pagati, e anche profumatamente. Per rimanere al misero panorama italiano, parlo della Repubblica, del Corriere, del Foglio, del Giornale, di molti servizi in RAI, la 7, etc. Un coro uniforme, un’informazione a senso unico, asservita “al pensiero unico del mercato”, come si diceva qualche anno fa. Da tempo è sparita la cosidetta “obiettività”, la sbandierata “neutralità” e la necessità di sentire almeno le due campane prima di scrivere baggianate. I media arruolati e sotto dettatura difendono la verità unica che dipinge l’opposizione come “colombe della pace” che si ribellano alla dittatura. E fin qui, mi dispiace, ma basta guardarsi attorno per smentirti.
      Sui contenuti fai un elenco di fatti, della cronaca, della situazione attuale, in parte innegabile: i mille problemi, la corruzione, la inefficienza, la scarsezza di alimenti, medicinali, la speculazione, l’inflazione galoppante, etc. Non si tratta di negare la realtà, ma di capirne le cause.
      Quello che mi colpisce, da un comunista come dici che sei stato (non so se ti consideri ancora tale), è che non ti poni nessuna domanda sui perché, come, chi, quando… Ovvero, non fai nessuna analisi delle cause di questa situazione, per certi versi drammatica. E soprattutto non capisco cosa proponi. Sei d’accordo con l’opposizione ? Pensi che i golpisti (quelli veri) ed i fascisti che scendono in piazza con la violenza vogliano il benessere della popolazione ? Che siano preoccupati per chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese ? Per la giustizia sociale ? Pensi vi sia una volontà del governo Maduro di affamare la popolazione e di privarla delle medicine ? Che si tratti di una dittatura come viene descritta dal fascismo (interno ed internazionale) e dai media conservatori (e da qualcuno ex-illuminato) ? Pensi che gettando irresponsabilmente altra benzina sul fuoco si pacifichi il Paese ? Chi sono i responsabili della guerra economica ? Giusto per capire.

      Dici che sei in Venezuela dal 2009. Sai qualcosa della storia del Venezuela ? Immagino che tu abbia studiato un po’ in questi anni. Forse tua moglie, o qualche suo parente, ti avrà raccontato qualcosa (anche se non so da che parte stava e non è un dettaglio). Sai com’era prima di Chavez e quello che é cambiato ? Cosa rappresenta il Venezuela oggi nella geopolitica dell’America Latina e di quella mondiale ?
      Forse, qualche anno fa, avrai sentito parlare di “lotta di classe” e di “imperialismo” nelle sezioni del PCI e poi di Rifondazione. Forse ti sei scordato di cosa sono capaci gli Stati Uniti per continuare a poter sfruttare i popoli e rapinarne le risorse. E dire che stai vivendo nel cortile di casa di Washington. Avendo lavorato all’ENI, dovresti sapere che le riserve petrolifere venezuelane sono tra le più importanti nel mondo. Avrà a che vedere con ciò che sta succedendo, o pensi si tratti di una pura coincidenza ? Se coltivassero cavoli staremmo in questa situazione ? L’ho scritto e lo ripeto: il copione che oggi è di scena in Venezuela è identico (modernizzato) alle ricette golpiste applicate al Cile di Allende del 1973. Ieri il rame, oggi il petrolio. Studia la storia cilena e ne vedrai il parallelo.
      Il Papa è un pericoloso sovversivo quando chiama al dialogo le parti ? Ed il suo inviato (insieme agli ex-Presidenti) è parte del complotto sovversivo ? O sono solo “utili idioti” e non bisogna sedersi al tavolo ?
      Più sento gli ex-comunisti (trasformati in PD e cespugli vari), e gli ex-socialdemocratici (avevano una dignità anche loro) abiurare e rinnegare pentiti la loro storia, e più credo che anche il Papa é di gran lunga più a sinistra di loro. Ma, come sai bene, anche “Bandera Roja” del Venezuela é nella stessa trincea dei fascisti. E nessuno di questi signori gli dà retta, anzi…

      Per finire, non credo che il Venezuela bolivariano sia il paradiso in terra, nè la società perfetta. Sui limiti, gli errori interni ed esterni, i rischi di autoritarismo, gli opportunismi dentro al processo, c’è molto da riflettere, criticare e correggere. Ma per quanto mi riguarda, non sarò mai a fianco della reazione che vuole tornare a comandare ed a fare il bello e cattivo tempo nella “Venezuela saudita” dei bei tempi passati. Per capirci quelli del Caracazo e delle migliaia di morti senza nome.
      Chavez parlava della necessità delle 3 R (Revisione, rettifica, reimpulso) per dare “un golpe de timòn” e raddrizzare la barca.
      Personalmente continuo a pensarla così.
      Saluti

      Marco

      PS: dimenticavo di dirti che la Costituzione venezuelana (che tu chiami perfetta) è stata tradotta in italiano da Rifondazione molti anni fa….

  3. Caro Marco,
    il 15 maggio scorso ho inviato una email ai compagni del PRC di Padova e del Veneto e ad alcuni amici in cui dicevo che molti, anche di sinistra, disinformati o meglio informati solo dai mass media di regime dicono che il governo Maduro sta violando i principi democratici per instaurare una illegittima dittatura personale.
    Aggiungevo che non c’è mai stata una rivoluzione nei rapporti sociali senza che la classe colpita non abbia reagito con la violenza per la ripresa del potere.
    Basti ricordare:
    – La rivoluzione francese e la rivolta organizzata della Vandea, con appoggi internazionali diretti dagli Asburgo di Vienna.
    – La Comune di Parigi del marzo-maggio 1871 e la terribile repressione che ne seguì da parte della borghesia, sotto la direzione del generale Mac-Mahon, con decine di miglia di deportati alla Guyana, diverse migliaia di fucilati a Parigi, in particolare davanti ad un muro del cimitero Pere Lachaise. Con il fatto molto significativo ed istruttivo che l’esercito germanico, vincitore a Sedan, collaborò, per solidarietà di classe, con quello francese per sconfiggere la resistenza dei comunardi.
    – I fasci Siciliani del 1893 e l’intervento militare e lo stato d’assedio deciso da Crispi nel gennaio ’94 per soffocare il movimento, con diverse miglia di arresti e condanne.
    – La rivoluzione russa del 1917 e la guerra civile che ne seguì, promossa dai ‘bianchi’ e sconfitta, al prezzo di tanto sangue versato, dall’armata rossa.
    – La rivoluzione cubana, e l’attacco militare dell’aprile 1961 alla Baia dei Porci di mercenari addestrati dalla CIA sotto la Presidenza Kennedy; attacco sconfitto dall’eroica resistenza popolare dei cubani.
    Ho quindi allegato alla succitata email il tuo interessante articolo sulla rivoluzione venezuelana e sulla guerra civile in corso promossa dal padronato, da titolo significativo “Il Venezuela non è un pranzo di gala”.
    ______
    Ne è seguita una polemica con un vecchio compagno, spostatosi come tanti sulle posizioni liberali del PD, il quale, senza allegarle, si è riportato alle tesi sostenute da Amnesty sulla situazione in Venezuela, che ho letto in internet in alcuni documenti di cui più sotto riproduco copia (*).
    Mi interessa molto conoscere il tuo pensiero di esperto sui sottoriprodotti documenti, e ti chiedo anche di darmi notizie su Amnesty e sulla sua posizione politica.
    Ti ringrazio molto e ti invio un caro e cordiale saluto, sperando di leggerti presto.
    Luigi Ficarra (PRC Padova)
    (*)
    Postato nel sito di Amnesty il 21 aprile 2017
    Signor Vice Presidente di Amnesty:
    siamo sostenitori di Amnesty International, l’organizzazione non governativa che dal 1961 lavora per difendere i diritti umani ovunque siano violati.
    Le scriviamo per esprimere il nostro sgomento per l’arresto arbitrario di 22 cittadini venezuelani, così come documentato nel rapporto di Amnesty International “Messi a tacere con la forza: arresti arbitrari per motivi politici in Venezuela”.
    Tutte queste persone sono detenute a El Helicoiden o in altre carceri del paese senza un mandato giudiziario. L’unica colpa che questi detenuti hanno è di essere oppositori politici ed aver espresso le proprie idee.
    Alcuni di loro hanno denunciato di esser stati sottoposti a tortura o maltrattamenti durante la detenzione preventiva.
    Pertanto, chiediamo che si ponga fine alla pratica della detenzione arbitraria e che chi esprima opinioni dissidenti non venga messo in prigione.
    La ringraziamo per l’attenzione
    ____
    Appello di Amnesty International
    (pubblicato nel suo sito)
    FERMIAMO L’OPPRESSIONE DELLE OPPOSIZIONI IN VENEZUELA
    L’attuale crisi sociale e politica del Venezuela sta mettendo a dura prova i diritti umani nel Paese e la popolazione ne sta pagando il prezzo più caro. Il governo non tollera il dissenso e sta usando tutto il suo potere per mettere a tacere tutte le voci critiche.
    Il governo, attraverso lo schieramento delle forze di sicurezza e di intelligence, arresta dissidenti politici, spogliandoli della loro libertà di espressione e del diritto alla protesta pacifica. Il sistema giudiziario nega qualsiasi possibilità di giusto processo.
    Abbiamo documentato i casi di persone come Gilber (1), Venus (2), Yon (3),Stacy (4) e Villca (5) in carcere e detenute arbitrariamente con la sola colpa di aver espresso la propria opinione. Ma questi sono solo alcuni dei casi, ci sono tante altre vittime dell’implacabile repressione del governo contro l’opposizione politica.
    Attivati ora e firma la petizione per chiedere alle autorità venezuelane di porre fine alla pratica illegale di detenzioni arbitrarie e garantire che le voci critiche nei confronti del governo non finiscano in carcere.

    NOTE MIE
    (1) Trovato in possesso di materiale bellico, come precisato nella nota n.4
    (2) Non ho trovato in internet alcuna notizia su di lui
    (3) Accusato di trasportare esplosivi per la manifestazione dell’opposizione svoltasi il 1° settembre 2016. Venne poco dopo, il 20 ottobre 2016, rilasciato da un Tribunale, perché non furono ritenute sufficienti le prove a carico.
    (4) Pierferdinando Casini cadde nel ridicolo presentando al Senato una mozione di condanna del governo venezuelano per l’arresto arbitrario di una ragazza, Stacy, attivista per i «diritti umani», al suo ritorno da un viaggio a Bruxelles per perorare la causa dei diritti fondamentali nel suo paese.
    In realtà, come spiegato e documentato dai senatori dell’opposizione intervenuti nel dibattito, Stacy Brigitte Escalona Mendoza, questo il nome della ragazza, era in compagnia del deputato di Voluntad Popular, il succitato Gilber Caro, trovato in possesso di un fucile FAL calibro 7,62 mm, di proprietà delle Forza Armata Nazionale Bolivariana con il numero di serie cancellato; un caricatore con 20 cartucce; 3 stecche di esplosivo C4. Insomma il classico materiale normalmente in possesso ad ….. attivisti per i diritti umani. Bastò questo a smontare la vicenda e tutto l’impianto su cui si basava la mozione dell’egregio Casini.
    (5) Uno studente arrestato per atti di violenza durante una manifestazione politica ha candidamente dichiarato di esservisi recato per aver ricevuto, assieme a tanti altri suoi colleghi, 150 bolivares da Villca Fernandez, leader dell’opposizione di destra.
    ___________
    Postato nel sito Amnesty il 26 aprile 2017
    Venezuela, Caracas città blindata: nuova protesta anti-Maduro – di Askanews
    Roma, 26 apr. (askanews) – Nuova giornata di tensione in Venezuela, dove l’opposizione prosegue la sua protesta contro il presidente Nicolas Maduro. Migliaia di persone sono attese alla marcia in Difesa del Popolo a Caracas, organizzata per chiedere la destituzione del Tribunale supremo e la convocazione di elezioni immediate. Ieri, intanto, altre tre persone sono state uccise nel Paese e numerose sono rimaste ferite: alcune di loro versano in gravi condizioni e “lottano tra la vita e la morte”, ha detto un funzionario locale, citato dalla BBc. Il bilancio delle proteste è salito così a 24 morti in tre settimane.La capitale Caracas appare blindata da questa mattina. Già alle 10 locali, le 16 in Italia, all’arrivo dei primi manifestanti, la Guardia nazionale ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla nella zona di Santa Monica. La notizia dei primi scontri e le immagini dell’intervento delle forze di sicurezza sono state pubblicate sul proprio profilo Twitter dal deputato José Guerra. “Continueremo a radunarci per proseguire la protesta”, ha commentato l’esponente dell’Assemblea nazionale.Ma le forze di sicurezza si sono dispiegate in forza in ogni zona della capitale, non solo a Santa Monica, sottolinea oggi il quotidiano Clarin. Molto frequenti i posti di blocco e i controlli di sicurezza nelle principali arterie cittadine. La metro è stata chiusa per precauzione e in alcuni luoghi è impossibile accedere a internet, una circostanza che – nelle intenzioni delle autorità – dovrebbe ostacolare la comunicazioni tra gli oppositori del governo Maduro. Difficoltà che però non hanno impedito ai manifestanti di promettere una partecipazione di massa, a partire dai 26 punti di raccolta individuati dagli organizzatori.Di contro, per non perdere il controllo delle strade, i chavisti hanno convocato una contro-manifestazione, che dovrebbe culminare davanti al Palazzo presidenziale di Miraflores, in “difesa della pace” e a sostegno del governo di Nicolas Maduro. Durante un’analoga manifestazione, lunedì, un uomo è stato ucciso nella città di Merida. Altre due persone hanno invece perso la vita nello stesso luogo e a Barinas, benché non sia ancora chiaro se fossero esponenti filogovernativi o dell’opposizione. Uno dei leader della protesta anti-Maduro, Henrique Capriles, ha attribuito la responsabilità della loro morte a non meglio precisati “gruppi paramilitari”.Poco prima, Maduro aveva chiesto la ripresa dei negoziati con l’opposizione, manifestando l’intenzione di confermare elezioni locali senza però menzionare un voto a livello presidenziale. “Elezioni – sì, voglio elezioni adesso”, ha affermato, “Questo è ciò che ho detto da capo dello Stato e da capo del governo”. Le elezioni per i governatori dello Stato si sarebbero dovute svolgere lo scorso dicembre, quelle per i sindaci sono programmate quest’anno.Intanto, resta forte la pressione diplomatica. L’Organizzazione degli Stati americani, il sui segretario generale Luis Almagro ha definito Maduro “un dittatore”, si riunisce oggi a Washington per evocare un possibile mini-summit dei ministri degli Affari esteri della regione. Un’eventualità del tutto esclusa da Caracas. Il capo della diplomazia venezuelana, Delcy Rodriguez, ha minacciato di uscire dall’organizzazione se tale riunione avrà luogo. “C’è una pressione enorme della comunità internazionale per un negoziato politico tra opposizione e governo. Ma non credo sia possibile ottenere elezioni generali” anticipate, ha detto all’Afp l’analista Carlos Raul Hernandez.Amnesty international ha chiesto oggi al governo di “fermare” la “persecuzione” e le “detenzioni arbitrarie” degli esponenti di opposizione, mentre Reporter senza frontiere ha posizionato il Venezuela al 137esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa. Numerosi attivisti per i diritti umani hanno riferito che oltre mille persone sono state arrestate nei recenti disordini e più di 700 sono ancora detenute. In un’intervista a Corriere Live, il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha spiegato che “le manifestazioni non possono essere fermate con la forza”. Ribadendo “dissenso e distanza” da quanto sta accadendo in Venezuela, il titolare della Farnesina ha precisato che l’Italia sta “tentando di aiutare i tanti connazionali e le aziende italiane” presenti nel Paese sudamericano.

    • Caro Luigi
      la situazione di aggressione esterna al Venezuela, anche grazie ad una V colonna interna, è sempre più grave. Dopo le elezioni dell’Assemblea Nazionale Costituente del 30 luglio, il livello di tensione e di scontro sarà esponenziale. Bisognerà stare allerta e spiegare al massimo le dinamiche interne ed internazionali, oltre a prendere iniziative in tutte le sedi possibili. Di certo ci sarà da contrastare le menzogne della maggiorparte dei mezzi di distrazione di massa e le loro campagne diffamatorie. E’ la principale priorità.
      Un abbraccio
      Marco

Comments are closed.