Israele e America Latina: le relazioni pericolose (Parte 1)

Di Marco Consolo –

Forse non tutti sanno che, nel recente passato, Israele ha fornito armi, intelligence ed addestramento alle dittature civili-militari fasciste in America Latina ? E che, nel presente, Israele è sempre più attivo nel continente latino-americano ? Il sogno sionista del “Grande Israele” non si limita al Medio Oriente, ma lambisce anche l’America Latina.

Questa nota, divisa in due parti, affronta le relazioni pericolose tra Israele ed America Latina, nel passato recente e nell’attualità. Si basa su diverse ricerche realizzate dal movimento BDS latino-americano, su centinaia di notizie, su contatti sul campo realizzati dall’autore in quasi 40 anni di frequentazioni del continente latino-americano e dei Caraibi.

La “creazione” di Israele e l’America Latina

I rapporti diplomatici tra Israele e l’America latina sono iniziati subito dopo la creazione di Israele nel 1948.

Nel 1947, nei primi dibattiti delle Nazioni Unite sulla Palestina, i governi liberali dell’America Latina erano in genere favorevoli alla creazione di uno Stato ebraico nel territorio palestinese, mentre, viceversa, i governi cattolici conservatori avevano un atteggiamento meno disponibile. Da subito Uruguay, Guatemala e Perù seguirono una linea marcatamente filosionista nella United Nations Special Committee on Palestine (UNSCOP), una commissione d’inchiesta istituita nel 1947 per indagare sulle cause del conflitto in Palestina, proporre una soluzione per il suo futuro governo e preparare la proposta di partizione. Sotto pressione degli Stati Uniti e delle rispettive lobby sioniste, quei tre Paesi, in qualità di membri dell’UNSCOP, insieme soprattutto al Brasile (allora alla presidenza dell’Assemblea Generale dell’ONU), convinsero molti dei governi latinoamericani a sostenere la partizione della Palestina [i].  Nel caso del Brasile, il diplomatico Oswaldo Aranha, come presidente dell’Assemblea Generale ONU, svolse un ruolo procedurale e politico cruciale nel promuovere il Piano di spartizione della Palestina (Risoluzione 181). Aranha rinviò la votazione per consolidare una maggioranza dei due terzi a favore del piano e fece grandi pressioni sulle singole delegazioni. Azioni per le quali in seguito ricevette onorificenze pubbliche da parte di Israele [ii] .

Alla fine, nel novembre 1947, tredici degli allora venti Paesi latinoamericani votarono a favore del Piano di Partizione [iii],  6 si astennero [iv] e solo Cuba votò contro [v].

Passarono pochi mesi e, nel maggio 1948, i primi a riconoscere Israele furono gli Stati Uniti di Harry Truman [vi]. Solo 3 giorni dopo, il Guatemala fu il secondo (ed il primo in America Latina), seguito da Uruguay, Nicaragua, El Salvador, Repubblica Dominicana. A questa prima ondata, si aggiunsero poi Argentina, Brasile, Costa Rica, Ecuador e Panamá.

Un anno dopo, nel maggio 1949, diciotto Paesi su 20 sostennero l’ammissione di Israele all’ONU, mentre sia il Brasile che El Salvador, si astennero.

L’Argentina peronista, che si era astenuta nel voto sulla partizione, fu la prima ad aprire un’ambasciata a Tel Aviv, capitale di Israele. Seguirono il Brasile e l’Uruguay. Viceversa, nel 1955, il Guatemala istituì la prima rappresentanza latino-americana a Gerusalemme. Da parte sua, tra il 1949 e il 1953, Israele aprì le sue prime missioni diplomatiche in Uruguay, Argentina, Brasile e Messico.

Nel 1967, all’indomani della “Guerra dei Sei Giorni” tra Israele e i Paesi arabi, in sede di Assemblea Generale dell’ONU, l’Unione Sovietica e i “Paesi non allineati” chiesero il ritiro incondizionato di Israele dai territori occupati. Da parte loro, venti Stati latinoamericani promossero una risoluzione basata sul ritiro, sulla fine delle ostilità e sulla “coesistenza basata sul buon vicinato”. Il progetto latino-americano fu respinto, ma la sua presentazione fu un fattore decisivo nella formulazione della famosa Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza [vii].

Ad oggi, nonostante il genocidio a Gaza ed in Cisgiordania, la guerra contro il Libano e l’Iran, solo Belize, Colombia, Cuba (che ha interrotto le relazioni nel 1973), Nicaragua e Venezuela non hanno rapporti diplomatici con Israele.

Israele arma le dittature fasciste

Se è quindi vero che la presenza israeliana nel continente latino-americano viene da lontano, i rapporti si approfondiscono e, soprattutto, cambiano di segno a partire dalla fine dei ’60 e negli anni ’70: con l’affermarsi dei colpi di Stato civili-militari fascisti, Israele inizia ad armare e addestrare le FF.AA. di molte dittature latino-americane. Le stesse dittature responsabili dei massacri di popoli originari, contadini, movimenti popolari e sindacali, dirigenti delle opposizioni. Non c’è nessun Paese del continente che non abbia avuto rapporti commerciali con Israele nel settore della “sicurezza” militare o della difesa, un intercambio che ancora oggi va a gonfie vele.

Da allora, i rapporti di Israele con il continente vanno a braccetto con l’affermarsi della repressione e del militarismo nella regione. I militari israeliani hanno addestrato le forze repressive¸ venduto armamenti e software-spia, “assessorato” le dittature civili-militari e molti governi, principalmente di destra.

In genere, le visite diplomatiche sono state e sono tuttora accompagnate da uomini d’affari, dirigenti di imprese “di sicurezza”, piazzisti di armi e/o di tecnologia militare.

Un piazzista di morte globale

Ma com’è iniziata questa relazione e perché Israele si è trasformato in un piazzista di morte a livello globale ?  La risposta sta nei suoi rapporti con gli Stati Uniti. Facciamo un passo indietro.

Come si ricorderà, già alla fine del 1972 molti Stati africani avevano interrotto i loro rapporti con Israele. Ma il punto di rottura arrivò dopo la quarta guerra arabo-israeliana del 1973 con una condanna generale nei confronti dell’entità sionista.

Fu così che, per ampliare la propria influenza ed in cerca di nuovi mercati, Israele iniziò un’offensiva diplomatico-commerciale verso il continente latino-americano. Secondo il ricercatore Fernando Cordero, fino al 1973 America Latina e Caraibi ricevevano solo il 20% degli assessori militari israeliani. Ma solo 3 anni dopo, questa cifra balzò al 67% [viii].

Nel contesto della “Guerra fredda”, la stretta collaborazione di Israele in particolare con le dittature di Argentina, Cile e Uruguay era basata su una visione condivisa di contro-insurrezione, “antiterrorismo” e guerra contro una “minaccia esistenziale”. E così, già da allora, i “vecchi nemici fascisti” si trasformarono nei “nuovi amici” dei sionisti.

Le porte girevoli tra Usa ed Israele

All’aumento esponenziale delle vendite di armamenti israeliani contribuirono anche le critiche interne ed internazionali alla Casabianca per l’appoggio militare alle criminali dittature civili-militari che violavano i diritti umani.

Il meccanismo era piuttosto semplice e rodato: quando Washington era sottoposto a critiche ed era costretto ad interrompere le forniture militari, nonché l’addestramento delle forze repressive delle dittature, entrava in scena Israele come suo sostituto, senza battere ciglio e facendo lauti affari.

Gli esempi della complicità abbondano.

Nella seconda metà del XX secolo, in Centro America Israele ha appoggiato le dittature di El Salvador, Nicaragua, Honduras e Guatemala.  In Sudamerica ha venduto armi alla dittatura argentina (1976-1983), a quella brasiliana (1964-1985), ed è stato il principale fornitore di armi di quella cilena con Pinochet (1973-1990), in triangolazione con il Sud Africa dell’Apartheid.

Anche la Colombia ed il Messico sono stati clienti abituali di Israele nell’acquisto di armi, nell’addestramento e la formazione della polizia e dell’esercito, nell’acquisto di tecnologia come l’ormai famoso software spia Pegasus [ix]. Leggermente diverso è il caso della collaborazione di Israele con la dittatura uruguayana (1973-1985).

Ma andiamo con ordine.

Israele e Pinochet

Nel caso cileno, l’anno di svolta è il 1976, quando critiche e pressioni costringono Washington a cessare la cooperazione militare con la sanguinosa dittatura di Pinochet (1973-1990). Israele ne prende il posto e diventa il principale fornitore di materiale bellico al regime cileno, tra cui missili aria-aria, motovedette, aerei, carri armati e sistemi di intelligence.

Tra i documenti declassificati in seguito, c’è un telex dell’ambasciata USA a Santiago durante la dittatura in cui si dice chiaramente che Washington non può dichiarare un embargo militare, data la presenza di Israele. Ovvero, da una parte si mostra una preoccupazione per la violazione dei diritti umani e dall’altra c’è il via libera a quelle stesse violazioni, ma con armamento israeliano.

Nel 2016, alcune delle vittime della dittatura cilena, chiesero ad Israele di “declassificare” 19.000 documenti per chiarire la sua responsabilità. Da Tel Aviv non arrivò mai nessuna risposta e non si rese pubblico neanche un documento.

L’appoggio ai gorilla

Durante la dittatura somozista nel Nicaragua, nel 1978 gli Stati Uniti furono costretti a sospendere l’aiuto militare al regime. E fino alla vittoria della rivoluzione sandinista nel luglio 1979, Israele divenne il fornitore ufficiale di armamenti del Paese centro-americano.

Durante le dittature in Argentina (1976-83), El Salvador (1972-79) e Honduras (1972-81), la percentuale di armamenti israeliani acquistati è stata rispettivamente del 95%, 92% e 81%. Gli acquisti aumentarono esponenzialmente nei momenti di maggiore repressione e della cosiddetta “guerra sucia” contro l’opposizione. Per quanto riguarda El Salvador, gli anni’70 furono segnati da una sanguinosa repressione con decine di omicidi contro i movimenti di opposizione, che portò alla guerra civile degli anni ’80.

Un altro esempio è l’Ecuador, dove Israele strinse ottimi rapporti con i governi militari al potere negli anni ’70, fino al 1979. Il Paese si distinse anche per l’invio di giovani ufficiali nelle accademie militari israeliane. Anche qui, dopo il golpe del 1972 che portò al secondo governo militare, Israele iniziò a vendere una grande quantità di armamento di piccolo calibro, munizioni ed esplosivo.

Il gigante Brasile

In questi anni, poco è trapelato sulle relazioni e la stretta collaborazione tra Israele e la dittatura brasiliana (1964-1985). I legami in materia militare durante quel periodo sono avvolti nella nebbia della censura del Ministero della Difesa israeliano, che non rende pubblici i documenti relativi alle esportazioni nel settore della difesa. Da parte sua, il Brasile non ha condotto alcuna indagine pubblica significativa dopo la caduta del regime militare, a differenza dei suoi vicini nel continente.

Sul versante brasiliano, i documenti declassificati hanno messo in luce, oltre ai soliti scambi in materia di armamenti e di esperienze militari, anche accordi di cooperazione scientifica e nucleare con i militari. In questo ultimo settore, hanno firmato quattro accordi (1964, 1966, 1967 e 1974). Il primo è del 10 agosto 1964, solo quattro mesi dopo il colpo di Stato. Secondo i documenti, alcuni scienziati israeliani si sono recati in Brasile tra cui, all’inizio degli anni ’70, il capo della Commissione per l’Energia Atomica di Israele, Shalhevet Freier, accolto a braccia aperte nel Paese sudamericano. Ma, un anno dopo la firma dell’ultimo accordo supplementare nel 1974, ci fu un notevole allontanamento nel periodo successivo alla guerra dello Yom Kippur [x].

Parallelamente, secondo i documenti del Ministero degli Affari Esteri di Tel Aviv, grazie agli stretti legami con la dittatura, Israele sperava di liberarsi dei Palestinesi mandandoli in Brasile.

Oltre alla vendita di armi (i militari brasiliani erano equipaggiati, tra l’altro, con mitragliette Uzi), i diplomatici israeliani in Brasile concentrarono i propri sforzi sull’hasbara, la propaganda che presentava lo Stato sionista come un alleato nella lotta contro il «terrorismo globale». Tra le false affermazioni in tal senso, quella secondo cui l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) stava addestrando e sostenendo le organizzazioni guerrigliere in Brasile. Nel 1966, il Ministero degli Affari Esteri di Tel Aviv scrisse che «L’OLP sta mettendo in pericolo il regime esistente». Alcune fonti segnalano che l’Unità di intelligence che guidò la repressione degli oppositori alla dittatura brasiliana fosse stata addestrata in Israele (Mack, 2018).

Già nel 1973, Israele mise in mostra i suoi migliori prodotti militari in una Fiera aeronautica a Sao Paulo, tra cui aerei, missili e apparecchiature elettroniche.

Il caso Uruguay

A differenza di altri Paesi dell’America Latina negli anni ’70, le forze armate uruguaiane non rappresentavano un mercato significativo per le armi israeliane ed il rapporto era più di natura politica. Durante il periodo della dittatura civile-militare (1973-1985), il regime uruguaiano e Israele mantennero una stretta alleanza politica e di intelligence. Entrambi i governi si identificavano come baluardi degli interessi, delle idee e della cultura occidentali nelle rispettive regioni, in lotta contro il comunismo e il “radicalismo del Terzo Mondo”, il che facilitò la cooperazione nella repressione, lo scambio di informazioni e i favori diplomatici [xi].

L’Uruguay divenne il regime sudamericano più ostile all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), mentre Israele aiutò i militari uruguaiani a manipolare l’opinione pubblica [xii]. Per quanto riguarda la collaborazione tra i rispettivi servizi segreti, condivisero informazioni di intelligence e operarono congiuntamente in materia di stampa e spionaggio degli oppositori [xiii]. La repressione fascista non fece sconti ai militanti della sinistra uruguayana, di cui alcuni erano di origini ebraiche. Tra i casi più conosciuti, quello dell’omicidio del comunista Eduardo Bleier e dell’ostaggio della dittatura, il Tupamaro Mauricio Rosencof.  Ma i diplomatici israeliani chiusero gli occhi e fecero orecchie da mercante, anteponendo l’alleanza con il regime fascista ai loro scarsi convincimenti etici di solidarietà tra correligionari [xiv].

Anche in questo caso, gli ottimi rapporti della dittatura con gli Stati Uniti peggiorarono nel 1976, quando il Congresso USA decise di tagliare gli aiuti militari a causa delle gravi violazioni dei diritti umani.

D’altra parte, la dittatura uruguaiana non era il principale alleato anticomunista di Israele nel Sud del mondo. Dal punto di vista strategico, l’alleanza di Israele con il regime sudafricano dell’apartheid era molto più importante, mentre le sue relazioni con la dittatura cilena e quella argentina erano ben più redditizie [xv].

I massacri in Guatemala

Ma forse il Paese dove sono più evidenti e lontane le tracce della presenza israeliana è il Guatemala. Dal 1977 al 1981 Israele è stato l’unico fornitore di armamento del Paese centroamericano. Un dato per tutti: nel lontano 1982 c’erano almeno 300 “assessori” israeliani nel piccolo Paese centro-americano. Secondo l’informazione del Washington Post, molti assessori israeliani (alcuni in veste ufficiale, altri con il cappello di “imprese private”) hanno collaborato con l’esercito guatemalteco nella “sicurezza per scovare gruppi interni clandestini” [xvi].

Durante la dittatura dal 1978 al 1983, con Fernando Romeo Lucas e poi Efrain Rios Mont, si sono commessi innumerevoli massacri ed omicidi di massa. Nel passato, la giustizia guatemalteca ha processato Manuel Lucas Garcìa, fratello del dittatore ed ex capo di Stato Maggiore delle FF.AA., per il genocidio della comunità Ixil, con una richiesta di 2860 anni di carcere [xvii].

Uno degli episodi più brutali della guerra civile guatemalteca avvenne nel villaggio di Las Dos Erres (nel dipartimento del Petén). Tra il 6 e l’8 dicembre 1982, un’unità speciale dell’esercito nota come i Kaibiles rase al suolo il villaggio, torturando e uccidendo circa 250 civili [xviii]. I responsabili diretti di quel massacro erano stati addestrati in Israele.  Il rapporto della “Commissione per la Verità” del 1999 mise in luce il fatto che tutta l’evidenza balistica recuperata era di provenienza israeliana. A scanso di equivoci, negli anni seguenti, alcuni dei responsabili del massacro si rifugiarono negli Stati Uniti ed in Canada.

Il Messico, così lontano da Dio…

Purtroppo, tra i clienti di Israele non ci sono state e non ci sono solo le dittature. Ad esempio, il Messico che per decenni ha comprato armamento e addestramento della polizia e l’esercito. Negli anni ‘70 ed ’80 il Paese nord-americano comprò una decina di aerei ARAVA all’impresa Israel Aircraft Industry (IAI) usati anche nei famigerati “voli della morte”, durante la “guerra sucia” (1960-1980). Nello stesso periodo furono acquistati 60 mortai all’impresa Soltan Systems. In quel periodo Israele impartiva corsi di “protezione ed intelligence all’allora “Direzione Federale di Sicurezza” (DFS). Quando nel 1985 scomparve la DFS e si creò la Dirección General de Investigación y Seguridad Nacional (DISEN), l’allora direttore Pedro Vàzquez Colmenares affermò di “aver ricevuto un intenso periodo di addestramento in Israele, compresa una visita al Mossad, per un mese”.  Questi “rapporti commerciali” si sono intensificati con la crescita della militarizzazione e della repressione, grazie alla “guerra alla droga” e contro le formazioni guerrigliere.

Nel 1994, dopo il “levantamiento zapatista” dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), gli acquisti di armamento sono cresciuti esponenzialmente. Secondo i dati dell’ONU e della Banca Mondiale, mentre nel 1990 gli acquisti a Israele furono solo di 300.000 dollari, nel 1994 balzarono a 1.573.000 dollari [xix].

Anche in Messico, la forte espansione fu facilitata da un Trattato di Libero Commercio (TLC) tra Messico ed Israele [xx] che entrò ufficialmente in vigore nel luglio del 2000, eliminando gran parte delle tariffe doganali. Le cifre aumentarono per arrivare al punto più alto nel sessennio di Felipe Calderon (2006 – 2012), quando si annunciò la “guerra contro il narcotraffico”. Durante questi 6 anni l’acquisto di armamento ed aerei a Israele raggiunse i 93 milioni di dollari.

Dagli anni ’90, fino a poco tempo fa, Israele ha impartito corsi di formazione all’esercito ed a varie polizie messicane.

E nonostante l’arrivo del presidente progressista Manuel Lopez Obrador (2018-2024), gli acquisti non si sono fermati e solo nel 2023 la spesa del suo governo è stata di circa 1.400.000 dollari.

La Colombia ed il genocidio della Unión Patriótica

In Colombia la relazione commerciale con Israele inizia nel lontano 1949 e si è mantenuta fino agli anni recenti. Anche in questo caso, i rapporti si si sono intensificati nei momenti di maggior repressione, in particolare durante gli anni del 2000, con la crescita esponenziale dello squadrismo paramilitare.

Per quanto riguarda il passato recente, sono conosciuti i casi di due agenti israeliani come Yair Klein, ex Tenente Colonnello delle FF.AA. israeliane, e Raifal Eithan, ex gerarca del Mossad. Entrambi hanno partecipato direttamente all’addestramento degli squadroni della morte paramilitari in Colombia, sin dagli anni ’80.

Di Yair Klein ha parlato profusamente nella sua autobiografia Carlos Castaño, uno dei fondatori delle “Autodifese Unite della Colombia” (AUC), tra le organizzazioni paramilitari più sanguinose [xxi]. Castaño ha confessato di avere studiato all’Università di Gerusalemme e in diverse scuole militari. “In Israele mi sono convinto che era possibile sconfiggere la guerriglia in Colombia”. Lodando il sionismo, ha affermato che “ha sempre avuto la funzione di difendersi, invadere e guadagnare territorio”, arrivando a copiare dagli israeliani il concetto di “Autodifese”. In altre parole, gli squadroni della morte colombiani hanno ereditato le loro tattiche dalle FF.AA. israeliane, che hanno addestrato terroristi colombiani responsabili di più di 90.000 omicidi. Oltre ad addestrare le squadracce paramilitari, Klein addestrò anche i sicari del narco-trafficante Pablo Escobar [xxii].

Altro caso conosciuto è quello di Raifal Eithan, ex alto ufficiale del servizio segreto Mossad, noto per aver catturato il gerarca nazista Adolf Eichmann in Argentina. Nel 1986, Eithan fu contrattato dall’allora presidente colombiano Virgilio Barco come assessore dell’esercito colombiano per impartire corsi di “tattiche contro il terrorismo”. Il tragico risultato fu lo sterminio dell’Unión Patriótica, partito di sinistra nato dagli accordi di pace con la guerriglia delle Farc. Un caso definito di “genocidio politico” (la storia si ripete) dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani, mentre la magistratura colombiana lo ha dichiarato “delitto di lesa umanità” e “crimine di guerra”.

Ma lungi dall’essere interrotti, i rapporti sono poi stati rafforzati dalla firma del Trattato di Libero Commercio (TLC) tra Colombia ed Israele, approvato nel 2017 ed entrato in vigore durante la presidenza di Ivan Duque (2018-2022). Grazie al TLC, più del 94% delle esportazioni colombiane verso Israele erano di carbone, a cambio di quasi il 50% delle importazioni in armamenti.

Parallelamente, la Colombia ha pagato cara la manutenzione della flotta di jet supersonici israeliani Kfir, acquistati a partire dal 1989 e poi nel 2008, da Israele. Quando nel 2024, nel corso del genocidio a Gaza, l’attuale Presidente progressista Gustavo Petro, ha annunciato di voler sospendere i rapporti diplomatici con Israele, quest’ultimo ha minacciato di interrompere la fornitura di ricambi alla Colombia. Nell’ottobre del 2025, dopo il sequestro israeliano di una flottiglia umanitaria con attiviste colombiane a bordo, Petro ha ordinato l’espulsione dell’intera delegazione diplomatica israeliana e ha revocato il Trattato di Libero Commercio. A fine 2025 la Colombia ha ritirato i vecchi aerei israeliani e formalizzato un contratto con la Svezia per 17 nuovi caccia Gripen E/F.

A modo di conclusione

Dopo la fine delle dittature e dei regimi autoritari negli anni ’80 e ’90, quasi tutti i governi della regione, conservatori o progressisti (ad eccezione di Cuba, Nicaragua e Venezuela), hanno stabilito o mantenuto relazioni militari e di sicurezza con Israele, concentrandosi su quattro aree: armi, sistemi di sicurezza, sicurezza informatica e intelligence, e addestramento delle forze di sicurezza nella “lotta al terrorismo” e nella “contro-insurrezione”.

Ma i rapporti attuali saranno oggetto della seconda parte di questa nota.

 

 


[i] Sabini Fernández, L. (2022) ONU 1947: Uruguay en el origen de Israel . Montevideo: Edizioni I Libri. Vedi anche: Ramos Tolosa, J. (2012) ‘El primer fracaso de la ONU en Palestina: el “plan de partición”, Pablo de Azcárate y la Comisión de Palestina’. Universidada de Valencia. https://dialnet.unirioja.es/servlet/articulo?codigo=4721952

[ii] https://www.tni.org/es/art%C3%ADculo/de-las-favelas-y-el-brasil-rural-a-gaza

[iii] Bolivia, Brasile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, Guatemala, Haiti, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela.

[iv] Argentina, Colombia, Cile, El Salvador, Honduras e Messico

[v] Durante la votazione della Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 29 novembre 1947, il delegato cubano, il dottor Ernesto Dihigo, si oppose al piano. Cuba fece parte di un gruppo di soli 13 paesi che votarono contro la proposta, unico paese latino-americano ad assumere questa posizione.

vi] https://www.trumanlibraryinstitute.org/israel/

[vii] https://digitallibrary.un.org/record/90717?v=pdf

[viii] https://iberoamericana.se/articles/10.16993/iberoamericana.325

[ix] Il libro “Il militarismo israeliano in America latina” di Isabelle Rikkers e German Romano pubblicato dalla campagna BDS entra nei dettagli. https://bdscolombia.org/wp-content/uploads/2018/11/El-militarismo-israel-en-Am%C3%A9rica-Latina.pdf

[x] https://agenciaajn.com/noticia/salieron-a-la-luz-los-vinculos-entre-israel-y-la-dictadura-en-brasil-107935

[xi] https://brecha.com.uy/colaboraciones-y-silencios/

[xii] https://www.researchgate.net/publication/404199787_La_alianza_entre_Israel_y_el_Uruguay_autoritario_1972-1980

[xiii] https://brecha.com.uy/colaboraciones-y-silencios/

[xiv] https://www.carasycaretas.com.uy/politica/la-politica-exterior-uruguay-las-fuerzas-progresistas-israel-y-los-acuerdos-n85040

[xv] The political partnership between Israel and authoritarian Uruguay in Taylor & Francis Online.

[xvi] https://www.washingtonpost.com/world/the_americas/as-guatemala-pursues-war-criminals-a-dark-secret-emerges-some-suspects-are-living-quiet-lives-in-the-us/2019/12/27/8854efa4-2681-11ea-9cc9-e19cfbc87e51_story.html

[xvii] https://www.labottegadelbarbieri.org/guatemala-impunita-per-benedicto-lucas-garcia/

[xviii] https://nsarchive.gwu.edu/dos-erres-massacre

[xix] https://comtradeplus.un.org/

[xx] https://www.iea.org/policies/19162-free-trade-agreement-israel-and-mexico

[xxi] https://www.lafeltrinelli.it/mi-confesion-autobiografia-de-carlos-audiobook-mauricio-aranguren-mauricio-aranguren-molina/e/9789179234034?srsltid=AfmBOoq0ipNIkLkmGcusu2MJ0PkJ8_ll2jFkVZfBGOiJnGAnu_VpROXD

[xxii] La Base TV, https://www.youtube.com/watch?v=nuCt7MK5qhY (minuto 5,58)

https://www.youtube.com/watch?v=mvGOTGAlIf0

 

 

 

 

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