di Marco Consolo –
Nella prima parte di questo articolo ho raccontato le relazioni pericolose tra Israele e le dittature civili-militari dell’America Latina negli anni ’70 e seguenti. Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti ma, lungi dallo scomparire, la presenza israeliana si è diversificata ed ha aggiunto frecce al suo arco.
Questa seconda parte approfondisce alcuni aspetti generali dei “nuovi” colpi di Stato digitali e della manipolazione delle coscienze, utilizzati per la riconfigurazione politica continentale.
Il prossimo articolo sarà dedicato ai casi specifici dell’ingerenza israeliana in alcuni Paesi.
La strategia militare ed il controllo degli algoritmi
Da tempo è in corso un’operazione internazionale di controllo e ridefinizione geopolitica promossa da Stati Uniti e Israele su diversi paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Una strategia politica, economica, militare e digitale di natura sistematica, che continua a svilupparsi e si intensifica progressivamente nella regione.
In questa riconfigurazione geopolitica del continente, la “sicurezza” è uno dei principali strumenti degli Stati Uniti e di Israele per il controllo dell’energia, della biodiversità, dell’acqua, dei minerali critici, dei corridoi logistici e delle catene di approvvigionamento globali. Questo obiettivo ha accelerato l’esternalizzazione delle funzioni statali alle imprese di sorveglianza private, sicurezza ed intelligence. Attraverso la “modernizzazione tecnologica” si consolida il dominio, mentre la guerra, lo spionaggio e il controllo sociale diventano mercanzia da offrire.
Da tempo, la presenza israeliana non si limita più alla vendita di armi. Negli ultimi anni si è ampliata all’uso del Big Data per manipolazioni elettorali o colpi di Stato digitali, allo sviluppo e alla commercializzazione di software spia, sistemi ed operazioni di intelligence, strumenti di sorveglianza digitale di massa e piattaforme di analisi algoritmica utilizzate sia dai governi, che da attori privati.
Le intercettazioni audio rilasciate dalla piattaforma Hondurasgate.ch [i]e pubblicate da Canal Red Latin America hanno evidenziato il ruolo crescente delle aziende israeliane specializzate nell’intelligence privata, nella sicurezza informatica e nella sorveglianza tecnologica. Un elemento relativamente recente nell’offensiva imperialista contro i governi progressisti e di sinistra dell’America Latina e dei Caraibi. Un’offensiva che si è intensificata, e che non si limita più all’aspetto militare, ma è caratterizzata dalla “Guerra di Quarta Generazione” (G4G) [ii]. Una guerra ibrida che oltre ai tradizionali ricatti economici, le operazioni finanziarie ed il più recente uso del lawfare (guerra giudiziaria), entra a gamba tesa nei processi politici ed elettorali della regione con “golpe blandi”, grazie all’uso spregiudicato del Big Data, con massicce operazioni mediatiche e culturali.
In questa guerra, Israele è in prima fila nei servizi di intelligence statali e privati al servizio degli Stati Uniti, svolgendo operazioni di manipolazione digitale, campagne di disinformazione coordinate, spionaggio informatico e alterazione dei risultati elettorali.
I colpi di Stato digitali
Il fronte della guerra digitale è particolarmente decisivo, sia per quanto riguarda la manipolazione delle coscienze, sia per la falsificazione dei dati elettorali e porta allo scoperto il nuovo paradigma della guerra ibrida di interferenza politica.
Ma andiamo con ordine.
Nel primo caso, uno degli strumenti principali della G4G è la dissociazione cognitiva per annullare la nozione di identità a sostegno della sovranità nazionale e popolare. Già nel 2015, in Argentina, c’era stato il precedente di Steve Bannon e la sua Cambridge Analytica contrattato dalla destra locale per la vittoriosa campagna elettorale di Mauricio Macri.
Come scrive Jorge Elbaum, “Tre strumenti concentrano oggi il potere di interferenza elettorale: i deepfake, la microsegmentazione e i pregiudizi algoritmici standardizzati. I primi consentono di creare immagini, video o audio verosimili, sebbene generati artificialmente. La microsegmentazione identifica le predisposizioni, le paure e le debolezze di specifici gruppi di elettori per indirizzare loro messaggi su misura: ad esempio, convincere i proprietari di animali domestici che i progressisti intendono imporre tasse su cani e gatti. I pregiudizi algoritmici, a loro volta, consentono alle grandi multinazionali di orientare raccomandazioni e contenuti in base ai propri interessi economici e neocoloniali” [iii].
La controffensiva imperiale
C’è una chiara sequenza degli ultimi passi della strategia imperiale per annullare totalmente o parzialmente la sovranità altrui e sottomettere nemici, concorrenti, oppositori, ma anche alleati, trasformati in obiettivi per la loro sottomissione e tutela.
A marzo c’era stato il lancio dello “Scudo delle Americhe” [iv] fortemente voluto dal falco Marco Rubio, Segretario di Stato e proconsole di Trump per la regione.
Dal 7 al 10 luglio, si era tenuta a Cusco (Perù), la XVII riunione dei Ministri della Difesa di tutto l’emisfero occidentale, convocata come sempre dal Dipartimento di Stato e dal Comando Sud degli Stati Uniti, e non dai governi latinoamericani. La Dichiarazione di Cusco riporta i principali accordi su “lotta contro la droga, la migrazione e la criminalità” [v].
Come ha detto il segretario di Stato aggiunto, Albridge Colby, dal primo incontro nel 1995 molte cose sono cambiate. “Siamo arrivati ad assumere il ruolo di garanti della Dottrina Monroe. … che consiste nel proteggere la nostra sicurezza e i nostri interessi potenziando e abilitando le nazioni latinoamericane”.
Come sostiene l’analista peruviano Ricardo Soberón “Oggi siamo di fronte alla “Guerra alla droga 2.0” che non fa che ripetere gli errori della precedente (più bastone e meno carota, fumigazione con glifosato, interdizione ed estradizione)” [vi]. Una guerra sbagliata e che non ha portato a nessun risultato.
Continua Soberón, “Il vertice è stato segnato dalla linea dettata da Marco Rubio, a partire dalla sua nuova Dottrina per la Sicurezza Nazionale (2025) e dalla Dottrina della Difesa Nazionale (2026). Colby ha sostenuto un realismo flessibile che dà priorità agli interessi nazionali degli Stati Uniti. Nella fattispecie, la lotta contro la “criminalità organizzata transnazionale” sarà fatta in America Latina, non certo nel territorio statunitense. Non a caso, il concetto di criminalità organizzata transnazionale, secondo Marco Rubio e lo stesso Donald Trump è associato direttamente ai governi progressisti o di sinistra, non in linea con la politica imperiale statunitense. Negli ultimi mesi sono fioccati gli attacchi contro Nicolàs Maduro, Evo Morales, Rafael Correa, Gustavo Petro e persino la Presidente del Messico, Claudia Schembaun” [vii].
Oggi, sulla falsa riga degli attacchi forsennati della Casabianca contro qualsiasi organizzazione progressista negli USA (antifa, organizzazioni dei migranti, chiese progressiste, femministe, etc.) ricompare nel sud del continente l’ambiguo concetto di “terrorismo narco”. Una definizione che mette insieme soggetti sociali molto diversi compresi quelli che svolgono una legittima protesta (sindacati, movimenti ambientalisti, organizzazioni di coltivatori di coca popolazioni originarie, etc.).
Come si ricorderà, negli anni ’70, fu proprio nella famigerata Scuola delle Americhe delle FF.AA. degli Stati Uniti che fu coniata ed inculcata la Dottrina della Sicurezza Nazionale ai militari latinoamericani. Una dottrina che creò il fantasma e la figura del “nemico interno”, allora attribuito a “comunisti e rivoluzionari” ed ora, alla “criminalità organizzata transnazionale”.
Il 10 luglio si è svolta una riunione a Miami (con più di 60 governi). Una chiamata alle armi degli alleati, come rappresentazione plastica del dominio imperiale.
L’obiettivo è appunto quello di costruire “nemici interni” che giustifichino interventi contro i governi progressisti e consolidare un’architettura di dominio permanente sull’America Latina, instaurando un’associazione automatica tra i governi di sinistra e la criminalità. Un corollario della “Dottrina Donroe” enunciata da Donald Trump alla fine del 2025.
Da ultimo in ordine di tempo, l’11 agosto a Panama è seguito l’annuncio della creazione di una “forza operativa contro la criminalità organizzata” sotto l’ombrello dello “Scudo delle Americhe”, con l’adesione di 18 paesi che ne fanno parte [viii].
Il “braccio operativo del Comando Sud” sarà guidato dal generale di divisione dei Marines degli Stati Uniti, Kevin Jarard. Ufficialmente si dovrà occupare dello scambio di informazioni di intelligence, di rafforzare l’addestramento congiunto e l’interoperabilità delle forze militari partecipanti e, al contempo, sostenere le operazioni di intercettazione marittima.
Come prima misura, il Segretario della Guerra USA, Pete Hegseth, ha annunciato operazioni militari congiunte con le FFAA colombiane contro “i narcos”, che il neopresidente colombiano aveva autorizzato in spregio alla costituzione colombiana (Art. 173) che assegna al Senato l’autorizzazione esclusiva.
Ma sarebbe un errore pensare che gli Stati Uniti agiscano da soli. Al contrario, Israele ha un ruolo chiave in questa contro-offensiva.
La “coalizione Epstein”, l’”Hondurasgate” e l’ingerenza annunciata
Facciamo un passo indietro. È utile ricordare che il 29 dicembre 2025, il Presidente Trump si è riunito con il primo ministro israeliano Netanyahu a Palm Beach, in Florida. Il vertice della “coalizione Epstein” è stato il quinto dello scorso anno negli Stati Uniti.
Pochi mesi dopo, grazie alle intercettazioni di conversazioni tra esponenti della destra honduregna, è scoppiato il cosiddetto Hondurasgate, uno dei più grandi scandali documentati di interferenza politica statunitense e israeliana in America Latina del XXI secolo.
Il suo primo bersaglio è stato “l’anello debole” dell’Honduras, prima con la manipolazione di importanti segmenti elettorali, poi direttamente con la falsificazione dei risultati elettorali. Il tutto per spianare la strada alla vittoria delle destre, al servizio degli interessi statunitensi ed israeliani.
Come si ricorderà, pochi giorni prima delle elezioni in Honduras, Donald Trump aveva gentilmente graziato l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández dalla condanna a 45 anni di carcere per narcotraffico, per aver introdotto 450 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Nelle intercettazioni Hernández rivelava le pressioni a suo favore della lobby sionista degli Stati Uniti, nonché l’intervento dello stesso Netanyahu per ottenere la sua scarcerazione, a cambio del suo ruolo di operatore al servizio degli Stati Uniti e di Israele. Come parte dell’accordo per ottenere la grazia, oltre alla costruzione di nuove basi militari statunitensi nella regione, si dà anche il via libera all’arrivo di aziende specializzate in intelligenza artificiale e “tecnologie di sorveglianza” legate ai servizi segreti israeliani.
In una di queste conversazioni, Hernández chiede fondi per dar vita a un’«unità di giornalismo digitale» con sede negli Stati Uniti, con la diffusione di notizie false contro i governi di sinistra in America Latina (in particolare Colombia, Messico e Brasile) e contro gli ex presidenti honduregni Manuel Zelaya e Xiomara Castro. Hernández sostiene anche che il Presidente argentino Javier Milei avrebbe già contribuito con 350.000 dollari. Quella struttura “giornalistica” dedicata alla guerra cognitiva amplificata dall’infrastruttura dell’IA, dalle “reti sociali” e dalla propaganda mediatica tradizionale, dalle parole è passata velocemente ai fatti per la “vittoria” delle destre più reazionarie, grazie alla manipolazione delle coscienze e alla frode elettorale.
In meno di tre mesi, Honduras, Colombia e Messico hanno affrontato campagne di attacco sui media tradizionali, operazioni di disinformazione, hackeraggio sulle “reti sociali” e attacchi informatici che hanno preso di mira anche i sistemi di conteggio e trasmissione dei dati elettorali.
Le azioni descritte negli audio coincidono con le denunce pubbliche poi fatte dal presidente colombiano Gustavo Petro, dalla presidente messicana Claudia Sheinbaum e dall’ex Presidente honduregno Manuel Zelaya. Tutti e tre hanno denunciato vari episodi di interferenza, campagne di disinformazione e attacchi all’infrastruttura digitale e politica dei rispettivi Paesi.
Nel caso dell’Honduras, prima ci sono stati gli sfacciati brogli elettorali (anche digitali) nelle scorse elezioni presidenziali del novembre 2025 [ix].
In seguito, lo scorso 17 luglio, l’ex presidente Manuel “Mel” Zelaya ha denunciato attraverso il suo account X che era stato violato il cellulare della ex-Presidente Xiomara Castro, permettendo l’accesso non autorizzato alle sue “reti sociali”. Tutti i messaggi precedenti sono stati cancellati dall’account e sono stati diffusi tre messaggi, successivamente cancellati.
Il primo era un video del premier israeliano Netanyahu con il messaggio: “Netanyahu è un ragazzo adorabile”. Il secondo ha suggerito un presunto tradimento di Xiomara Castro contro suo marito, Mel Zelaya, durante il colpo di Stato del 2009. La terza operazione ha cercato di collegare la famiglia Zelaya con il narco-traffico con la pubblicazione di un video del 2017, accompagnato da un audio manipolato. Esattamente una delle strategie descritte nell’ Hondurasgate, con la diffusione di presunti “file” contro la famiglia Zelaya per deteriorare la loro credibilità politica ed eroderne l’immagine pubblica.
Continua……..
[ii] Già nel 1989, l’ultraconservatore William S. Lind (e settori del Pentagono) inizia a dar forma alla dottrina della G4G, perfezionata negli anni seguenti.
[iii] https://www.pagina12.com.ar/2026/07/04/operaciones-regionales-de-injerencia-electoral/
[iv] https://marcoconsolo.altervista.org/note-sullamerica-latina/
[v]https://www.gob.pe/institucion/mindef/noticias/1417452-ministros-de-defensa-y-representantes-de-33-paises-suscriben-declaracion-de-cusco-para-fortalecer-la-cooperacion-hemisferica
[vi] https://nuevordeninternacional.com/reunion-de-ministros-de-defensa-en-el-cusco-nos-necesitan-a-nosotros-o-nuestros-recursos/
[vii] Ibidem
[viii] https://www.latercera.com/mundo/noticia/con-chile-entre-sus-miembros-eeuu-crea-fuerza-operativa-con-18-paises-de-america-para-combatir-el-crimen-organizado/
[ix] https://marcoconsolo.altervista.org/honduras-un-golpe-sotto-lalbero-di-natale
